Le febbri ricorrenti rappresentano una delle situazioni che più frequentemente preoccupano i genitori e richiedono un’attenta valutazione in pediatria. Quando un bambino manifesta episodi febbrili frequenti, soprattutto in assenza di una chiara causa infettiva, è importante approfondire il quadro clinico per individuare eventuali condizioni autoinfiammatorie.
Riconoscere precocemente gli episodi di febbre ricorrente permette di ridurre i tempi della diagnosi, limitare la sofferenza delle famiglie e migliorare la qualità della vita del piccolo paziente.
Still & Fevers – Oltre l’Immunità Il workshop di Bologna ha riunito reumatologi dell’adulto e dell’età pediatrica per confrontarsi su malattia di Still, febbri ricorrenti, diagnosi precoce e nuove strategie assistenziali.
Tra i protagonisti dell’iniziativa anche la Dott.ssa Alessandra Meneghel della Reumatologia Pediatrica di Padova, che ha partecipato come relatrice al Podcast Challenge, coordinando il gruppo di lavoro premiato per il miglior progetto presentato.
L’incontro ha confermato quanto la collaborazione tra specialisti sia fondamentale per affrontare le nuove sfide della medicina e migliorare il percorso diagnostico e terapeutico dei bambini affetti da malattie rare.
Febbri ricorrenti: quando la febbre merita un approfondimento
È normale che un bambino, soprattutto durante l’infanzia, presenti episodi febbrili legati alle comuni infezioni virali. Tuttavia, quando la febbre compare più volte nel corso dell’anno seguendo uno schema ripetitivo, con episodi a intervalli simili e senza un’infezione evidente, il pediatra può prendere in considerazione altre ipotesi diagnostiche.
Quando gli episodi febbrili si ripetono con caratteristiche molto simili, è opportuno escludere le sindromi autoinfiammatorie, tra cui la PFAPA.
Le febbri ricorrenti non costituiscono una singola malattia, ma un insieme di condizioni che possono avere origini differenti. Per questo motivo la valutazione clinica deve prendere in considerazione diversi elementi.
- Periodicità degli episodi di febbre.
- Durata di ciascun episodio febbrile.
- Presenza di altri sintomi e segni clinici.
- Faringe infiammata o gola arrossata.
- Comparsa di afte in bocca o in gola.
- Ingrossamento dei linfonodi del collo.
- Condizioni generali del bambino tra gli episodi.
Nella PFAPA il bambino sta generalmente bene tra una crisi e la successiva, mantiene una crescita normale e conduce una vita simile a quella dei coetanei. Proprio questa apparente normalità può, in alcuni casi, ritardare la diagnosi.
Ridurre il tempo necessario per identificare la causa delle febbri ricorrenti significa diminuire gli accessi inutili ai servizi sanitari, limitare gli esami non necessari e offrire alle famiglie informazioni corrette su una condizione spesso poco conosciuta.
La Sindrome PFAPA: la forma più frequente di febbre periodica nell’infanzia
Tra le diverse cause di febbri ricorrenti, una delle più conosciute in età pediatrica è la Sindrome PFAPA, nota anche come Sindrome di Marshall.
Cosa significa PFAPA?
L’acronimo deriva da Periodic Fever, Aphthous Stomatitis, Pharyngitis, Cervical Adenitis: febbre periodica associata a stomatite aftosa, faringite e infiammazione dei linfonodi cervicali.
È una malattia autoimmune?
No. La PFAPA è una patologia autoinfiammatoria. Il sistema immunitario innato si attiva in maniera anomala anche in assenza di un’infezione in corso.
Il bambino con PFAPA presenta generalmente uno sviluppo normale e, tra un episodio e il successivo, conduce una vita del tutto regolare.
I sintomi della PFAPA
I sintomi tendono a ripresentarsi con caratteristiche molto simili da un episodio all’altro. La febbre compare improvvisamente e può essere accompagnata da diversi segni clinici.
- Febbre ricorrente a intervalli regolari.
- Stomatite aftosa, con piccole ulcere superficiali e dolorose.
- Faringite, con gola arrossata, tonsille gonfie e faringe infiammata.
- Linfadenite laterocervicale, con gonfiore dei linfonodi del collo.
- Astenia, irritabilità, stanchezza e malessere generale.
- Dolori muscolari o articolari e riduzione dell’appetito.
Nei giorni che precedono la febbre alcuni bambini possono manifestare sintomi prodromici, come irritabilità, stanchezza o un lieve malessere. Questi segnali possono consentire ai genitori di intuire l’arrivo di un nuovo episodio.
Come si arriva alla diagnosi di PFAPA?
La diagnosi è prevalentemente clinica e richiede un’attenta valutazione da parte dello specialista. Non esiste un unico esame in grado di confermare la malattia.
- Presenza di febbre ricorrente a intervalli regolari.
- Comparsa di stomatite aftosa, faringite o linfadenite cervicale.
- Esclusione della neutropenia ciclica e di altre patologie.
- Presenza di intervalli asintomatici tra gli episodi.
- Crescita staturo-ponderale e sviluppo psicofisico normali.
Questi elementi aiutano il medico a distinguere la PFAPA da infezioni ricorrenti, immunodeficienze, malattie ematologiche o altre sindromi autoinfiammatorie più rare.
Quali esami possono essere necessari?
Gli accertamenti dipendono sempre dalla storia clinica del bambino e vengono personalizzati dal medico.
- Esami del sangue durante e lontano dagli episodi febbrili.
- Valutazione degli indici di infiammazione.
- Emocromo completo.
- Tamponi o esami microbiologici per escludere malattie infettive.
- Consulenza in reumatologia pediatrica o immunologia, quando necessaria.
L’obiettivo degli accertamenti non è soltanto confermare la PFAPA, ma soprattutto escludere altre possibili cause della febbre ricorrente.
Il trattamento della PFAPA e la vita quotidiana del bambino
Ricevere una diagnosi permette alle famiglie di affrontare la malattia con maggiore serenità. Sapere che gli episodi seguono un andamento caratteristico e che il bambino, tra una crisi e l’altra, continua a crescere normalmente contribuisce a ridurre l’ansia.
Il trattamento viene sempre definito dal medico sulla base della storia clinica e delle caratteristiche del paziente. La terapia ha prevalentemente una natura sintomatica e mira a controllare gli episodi, alleviare i disturbi e migliorare la qualità della vita.
Gli obiettivi della gestione
- Controllare i rialzi termici.
- Ridurre la durata dell’episodio febbrile.
- Limitare il disagio provocato dai sintomi.
- Monitorare l’evoluzione della malattia.
- Evitare terapie inutili, come antibiotici in assenza di infezioni batteriche.
Il bambino con PFAPA può andare a scuola?
Durante la fase acuta, in presenza di febbre elevata e malessere, è opportuno che il bambino rimanga a casa. Una volta terminato l’episodio e tornato in buone condizioni generali, può riprendere regolarmente le proprie attività.
La PFAPA non è contagiosa. Non essendo causata da virus o batteri, il bambino non rappresenta un rischio per i compagni di classe.
La collaborazione tra famiglia, pediatra e scuola permette di evitare inutili allarmismi e di gestire con maggiore serenità le assenze.
Dalla ricerca alla diagnosi precoce: il valore del workshop Still & Fevers
Le malattie autoinfiammatorie rappresentano ancora oggi una sfida importante per la medicina. Sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti grandi passi avanti nella comprensione dei loro meccanismi, la diagnosi può richiedere tempo, soprattutto quando i sintomi vengono confusi con le comuni infezioni pediatriche.
Il workshop “Still & Fevers – Oltre l’Immunità”, svoltosi a Bologna il 18 e 19 maggio 2026, ha rappresentato un’importante occasione di aggiornamento scientifico e confronto multidisciplinare.
- Riconoscimento precoce delle febbri ricorrenti.
- Corretto inquadramento della malattia di Still e delle altre sindromi autoinfiammatorie.
- Collaborazione tra centri specialistici.
- Importanza degli studi clinici per migliorare diagnosi e trattamenti.
- Evoluzione delle strategie terapeutiche rivolte a bambini e adulti.
Il Podcast Challenge e il riconoscimento al gruppo di lavoro
Un momento significativo dell’evento è stato il Podcast Challenge, durante il quale gruppi multidisciplinari hanno elaborato progetti innovativi per diffondere conoscenze e buone pratiche cliniche.
La Dott.ssa Alessandra Meneghel, della Reumatologia Pediatrica di Padova, ha partecipato come relatrice coordinando uno dei gruppi di lavoro. Il progetto sviluppato dal suo team ha ottenuto il riconoscimento come miglior podcast tra quelli presentati.
La formazione continua e il confronto tra specialisti sono strumenti essenziali per ridurre il ritardo diagnostico.
L’importanza di un aggiornamento continuo
Le febbri ricorrenti non devono essere considerate automaticamente motivo di allarme, ma meritano un’attenta valutazione quando si ripresentano con caratteristiche simili e a intervalli regolari.
Una diagnosi tempestiva consente di distinguere condizioni molto diverse, evitare trattamenti non necessari e offrire alle famiglie un percorso assistenziale più chiaro e consapevole.
Eventi come “Still & Fevers – Oltre l’Immunità” dimostrano quanto il confronto tra specialisti sia determinante per migliorare la conoscenza delle malattie autoinfiammatorie e garantire ai bambini un’assistenza sempre più qualificata.
Per associazioni come Il Volo ETS, sostenere la diffusione di informazioni corrette e promuovere iniziative dedicate alle malattie rare significa contribuire concretamente a ridurre il ritardo diagnostico e migliorare la qualità della vita delle persone coinvolte.
Domande frequenti su febbri ricorrenti e PFAPA
Cosa significa se a un bambino viene spesso la febbre?
Nella maggior parte dei casi gli episodi sono dovuti a comuni infezioni. Quando però la febbre si ripresenta con caratteristiche simili e a intervalli regolari, il pediatra può valutare la presenza di sindromi autoinfiammatorie come la PFAPA.
Quali sono le cause della febbre ricorrente nei bambini?
La febbre ricorrente nei bambini può essere causata da comuni infezioni virali o batteriche, ma anche da sindromi autoinfiammatorie come la PFAPA, immunodeficienze, malattie ematologiche e patologie infiammatorie o autoimmuni. Il pediatra valuta frequenza, durata degli episodi, sintomi associati e condizioni del bambino tra una crisi e l’altra.
Quali sono le cause della febbre periodica?
La febbre periodica può essere collegata a sindromi autoinfiammatorie caratterizzate da episodi che tornano a intervalli regolari. In età pediatrica una delle cause più frequenti è la Sindrome PFAPA. Devono però essere escluse altre condizioni, come la neutropenia ciclica, le infezioni ricorrenti e altre malattie infiammatorie o genetiche.
Che cos’è la Sindrome PFAPA?
È una sindrome autoinfiammatoria caratterizzata da episodi ricorrenti di febbre, spesso associati ad afte, faringite e ingrossamento dei linfonodi cervicali.
Quali sono i sintomi principali della PFAPA?
I sintomi più caratteristici sono febbre periodica, stomatite aftosa, faringite e linfadenite cervicale. Possono comparire anche stanchezza, irritabilità, dolori muscolari e riduzione dell’appetito.
Che esami fare per la febbre ricorrente?
Gli esami dipendono dalla storia clinica e possono comprendere emocromo, indici di infiammazione, esami durante e lontano dagli episodi, tamponi e valutazioni specialistiche. È sempre il medico a stabilire quali accertamenti siano necessari.
La PFAPA è una malattia contagiosa?
No. La PFAPA non è provocata da virus o batteri e non può essere trasmessa agli altri bambini.
Il bambino con PFAPA può andare a scuola?
Durante l’attacco febbrile è opportuno che rimanga a casa. Una volta terminato l’episodio e recuperate le normali condizioni generali, può tornare a scuola e riprendere le attività quotidiane.
Come viene diagnosticata la PFAPA?
La diagnosi è principalmente clinica. Lo specialista valuta la periodicità degli attacchi, i sintomi associati, il benessere tra gli episodi e l’assenza di altre patologie capaci di provocare febbre ricorrente.
Fonti
- Workshop “Still & Fevers – Oltre l’Immunità”, Bologna, 18-19 maggio 2026.
- Società Italiana di Reumatologia.
- Società Italiana di Reumatologia Pediatrica.
- Linee di indirizzo e letteratura scientifica internazionale sulla Sindrome PFAPA e sulle sindromi autoinfiammatorie.
- Federazione Europea delle Associazioni di Reumatologia.


